Tossicodipendenza e sue implicazioni all’interno della famiglia.

1 La tossicodipendenza nella famiglia

1.1 Le “origini”

Diverse linee interpretative e numerosi fattori di natura differente convergono nel problema della tossicodipendenza. Uno degli aspetti che forse più tardivamente, ma in modo sempre più rilevante, ha suscitato interesse è quello delle sue implicazioni familiari. Recentemente un gran numero di ricerche hanno focalizzato l’attenzione sulla famiglia, cercando di delinearne il ruolo nei vari momenti evolutivi del fenomeno. Tale esigenza ha promosso lo svolgimento di indagini mirate ai problemi dell’informazione, della prevenzione, della diagnosi precoce, del determinismo, dell’intervento. Da un altro punto di vista più in generale, si può anche affermare che nella famiglia del tossicodipendente è lo stesso “statuto” del ruolo ad essere vacillante. Tipicamente i genitori dei tossicodipendenti sono essi stessi stati protagonisti di un’infanzia carenziale, sprovvista di basi sicure che fungessero da adeguati modelli protettivo-identificatori.

1.2 I ruoli familiari

Nella mitologia familiare le responsabilità dei disagi sono attribuite normalmente al padre e al nonno, considerati inconsistenti, deludenti e inattendibili. La nonna e la madre, al contrario, risultano idealizzate in modo compensatorio, semplice vittime del caso o comunque di una scelta matrimoniale poco felice. Quando non si verifica quest’ultima eventualità, allora il nonno ed il padre sono essi stessi a ricoprire il ruolo materno. Vengono descritti come buoni, caldi, accoglienti ed in grado di comunicare le emozioni positive. Si verifica così una mitologia familiare attraverso il disconoscimento dell’importanza di molti eventi chiave.
Tutto ciò contribuisce alla costruzione di un mito familiare ampiamente distorto. Per tutti questi motivi, nell’intervento terapeutico è importante ricorrere ad una scrupolosa ricostruzione della storia familiare.¹ “Il drogarsi assume una duplice funzione relazionale: da una parte permette al tossicomane di essere distante, indipendente ed individuato, dall’altra lo rende dipendente in termini di danaro, di mantenimento e fedele alla famiglia”.

2 Il mondo della tossicodipendenza

2.1 Il figlio tossicomane

Nella fase in cui si dovrebbe attuare lo svincolo adolescenziale, l’esterno viene avvertito come minaccioso. Il male è nel sociale e la casa rappresenta una gabbia dorata, che da un lato è un contenitore rassicurante, dall’altro però è altamente asfissiante. Le emozioni che gli individui provano quando fanno uso di droghe possono andare incontro a drastici cambiamenti. La tossicodipendenza è spesso legata all’uso di eroina, che produce uno stato di euforia. Con l’uso continuato, l’euforia è sempre meno intensa e i tossicomani devono assumere una dose maggiore per raggiungere lo stato desiderato.

Quando smettono di assumere queste sostanze, i tossicodipendenti non solo vanno incontro a notevoli problemi fisici, ma soffrono anche di forti emozioni negative, come ansia e depressione. L’uso continuato delle droghe è motivato dal desiderio di evitare questa condizione avversa sul piano fisico ed emotivo. Lo stereotipo del tossicomane, dedito al furto o ad atti violenti, deriva dal presumere che chi abusa della droga non si fermerebbe davanti a nulla pur di evitare la crisi di astinenza.

2.2 I legami familiari

Necessariamente le apprensioni genitoriali sono focalizzate sul figlio tossicodipendente, il quale suscita un coinvolgimento intenso dei familiari nel suo problema, che, anzi, diventa tema principale, se non unico, di riflessione, di discussione, spesso di contrasto. Il tossicomane arriva così a sentirsi responsabile dei conflitti familiari e coniugali, ma si trova nel contempo nella situazione paradossale di contribuire al mantenimento di una relazione (seppur conflittuale) tra i due genitori. E’ spesso sottolineato da parte delle famiglie stesse come il conflitto insorto al loro interno si sviluppi, ad un certo punto, sulla base della necessità di decidere se il figlio possa o no rimanere ancora a casa. Il problema della tossicodipendenza viene centrato all’origine sulla dinamica di separazione-individuazione, sottolineando come il tossicodipendente si separi in modo inadeguato, molto conflittuale con la famiglia. Effettivamente il primo tentativo delle famiglie è quello di riconfermare la propria unità e di rinsaldare i legami con l’individuo deviante.

3 Diversi approcci al problema della dipendenza dalle droghe

3.1 Esperimenti da laboratorio

In tali esperimenti si istruivano gli animali a premere una leva per ricevere una piccola dose di droga tramite un’iniezione endovenosa. Questo paradigma sperimentale era identico alle procedure di condizionamento operante messa a punto da B. F. Skinner.
Con questi studi si è stabilito che le droghe possono fungere da rinforzo comportamentale, proprio come ricompense naturali quali il cibo, l’acqua e il sesso. Di fatto, la droga si è rivelata anche più potente delle ricompense naturali, dato che per ottenerla gli animali premevano la leva quanto più potevano.²

“Queste ricerche hanno infine permesso di capire che l’auto somministrazione della droga dipendeva in modo critico da un circuito prosencefalico, chiamato sistema mesolimbico dopaminergico. Il valore di rinforzo delle droghe psicostimolanti è risultato proporzionale alla loro capacità di incrementare l’azione del neurotrasmettitore dopamina nella struttura chiamata nucleo accumbens“.

3.2 Gli studi di neuroimmagine

Gli studi di neuroimmagine sulla tossicodipendenza hanno rivelato che le droghe svolgono azioni complesse sul cervello. Uno dei passi più importanti è stata la scoperta che, la dipendenza da una droga, implica le stesse reti neurali coinvolte nei normali processi dell’emozione. Quando si mostrano a tossicodipendenti oggetti collegati all’uso della droga, oppure filmati di persone che fanno uso di droghe, essi riferiscono di provare un desiderio maggiore di fare uso di droga. Oltre a farne aumentare il desiderio, l’esposizione a stimoli associati alla droga crea problemi, in quanto questi stimoli sono intrusivi e distraenti.³
“Questi risultati suggeriscono che nei tossicomani possono venir meno i meccanismi del controllo attentivo top-down. In altri studi, i soggetti che abusano di sostanze hanno rivelato problemi con altri processi cognitivi quali la memoria e il decision making”.

¹ http://terapiafamiliare.blogspot.it/2008/04/la-famiglia-del-tossicodipendente.html
² Anna O. Ferraris, Albertina Oliviero, Psicologia. I motivi del comportamento umano, Zanichelli, 2002, p.336
³ Ivi, p.336

A cura di
Veronica Cioffi