Le motivazioni che spingono un soggetto ad intraprendere un’attività sportiva in particolare sono moderate da molteplici variabili che possono comprendere elementi individuali, quanto sociali o del contesto.

Nonostante gli indubbi ed innumerevoli benefici dello sport, in caso di un’eccessiva attività fisica dovuta ad allenamenti intensi, in vista di competizioni o magari per scarsa preparazione precedente, si può andare incontro anche a conseguenze negative che possono comportare problemi fisiologici per il troppo sforzo, come problemi cardiaci, affaticamento muscolare ed infortuni. In altri casi, invece, può svilupparsi una vera e propria forma di dipendenza legata ad una determinata attività fisica, anche in questo caso dipende da diversi fattori individuali e contestuali, dove il soggetto compie ripetutamente eccessivi sforzi ed esercizi, nonostante le conseguenze negative a cui va incontro.

Come è possibile sviluppare una dipendenza da un’attività fisica?

Erroneamente si associa il termine dipendenza solo alle “sostanze”, ma negli ultimi anni abbiamo assistito allo sviluppo delle dipendenze comportamentali, caratterizzate da un assoggettamento alla dipendenza da comportamenti o azioni che tutti noi compiamo quotidianamente come lavorare, fare shopping o navigare su internet. L’effetto positivo a cui viene associata una determinata azione è mediato dal sistema di reward ovvero una serie di aree cerebrali responsabili della sensazione di piacere e benessere dovuto ad un rilascio di dopamina da parte del nostro cervello in seguito ad un’azione.

Questo meccanismo è responsabile dell’associazione tra un’azione, quale l’esercizio fisico, la seguente sensazione di benessere e la reiterazione quindi del comportamento scatenante. Molto importante, per la comprensione dei fattori alla base dello sviluppo di una dipendenza, è tenere in considerazione gli effetti individuali e derivanti anche dal contesto. Pensiamo alla percezione della propria identità e aspetto fisico, rapportato ad esempi fuorvianti come quelli proposti dalla società, nonché a problematiche individuali più gravi legate ad una errata percezione del proprio corpo (tipiche dei disturbi alimentari) fattori che possono spingere il soggetto ad essere sempre insoddisfatto e ad allenarsi sempre più.

Gli studi di Bomber, Cockerill, Rodgers e Carroll nel 2003 hanno permesso di individuare l’esistenza di 4 dimensioni generali legate alla dipendenza da sport:
1 Disfunzionalità in almeno 2 tra le seguenti aree:
-Psicologica: (es. difficoltà di concentrazione su elementi che non siano l’attività fisica)
-Sociale/lavorativa: (es. trascuratezza o litigi a livello familiare, lavorativo o sociale dovuti all’attività fisica)
-Fisica: (es. perseverare nel fare sport nonostante problemi dovuti ad affaticamento, infortuni, o altre conseguenze fisiche negative.
-Comportamentale: (es. modalità di esercizio caratterizzato da inflessibilità ed autovalutazione distorta)
2 Sintomi di astinenza:
-Es. forte ricerca del comportamento con stato di tensione antecedente, pensiero ricorrente e incapacità di controllare e/o ridurre l’attività sportiva.
3 Presenza di:
– tolleranza (necessità di aumentare sempre più l’intensità e la quantità di esercizio fisico per provare la stessa sensazione di benessere)
– mentire agli altri riguardo alla propria attività fisica
– pensieri ossessivi (pensieri continui relativi alla prestazione, al proprio aspetto o agli esercizi da compiere)
4 Presenza di disturbi alimentari: quali anoressia o bulimia con diete eccessive e spesso associati ad assunzione di steroidi e anabolizzanti.

Oltre alle 4 dimensioni del modello, possiamo spesso notare nei soggetti dipendenti da sport (soprattutto nei maschi) una tendenza alla bigoressia o anoressia inversa, termine coniato da Harrison G. Pope nella sua opera The Adonis complex (il complesso di Adone) per indicare una percezione del proprio corpo come mai abbastanza muscoloso e sportivo, in maniera esattamente opposta al mai abbastanza magro dei soggetti anoressici. Questa percezione distorta porta quindi i soggetti a compiere allenamenti non solo sempre più frequenti, ma anche sempre più intensi, non curandosi degli effetti negativi e soprattutto non sentendosi mai soddisfatti. Per poter sfuggire a questi meccanismi, può risultare efficace una psicoterapia volta a comprendere le cause sottostanti lo sviluppo della dipendenza, ma è necessario riuscire a penetrare le difese di questi soggetti che come nell’anoressia, sviluppano una forte negazione nei confronti del loro disturbo, percependosi infatti, come perfettamente funzionanti e senza problemi.

A cura di
Dott. Marco Paoloni – Psicologo