Cause e effetti della dipendenza dalla rete

I.A.D.: cos’è la dipendenza da Internet.

La dipendenza da Internet è, al giorno d’oggi, classificata come un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo, definito I.A.D. (Internet Addiction Disorder)¹ .
Questa consiste in un utilizzo intensivo e prolungato della rete, al quale si accompagnano atteggiamenti contrastanti.
Il contesto di dipendenza prevede uno stato di euforia, piacere, rilassamento quando si è connessi. A ciò si associa un desiderio smisurato di aumentare il tempo trascorso davanti al PC o allo smartphone.
C’è, poi, l’altra faccia della medaglia.
Tra le conseguenze negative legate all’abuso di Internet ci sono irritabilità, instabilità, apatia, isolamento. Queste si manifestano quando si è costretti a staccarsi dallo schermo.

Coltivare questa dipendenza può mettere in pericolo la quotidianità (scuola, lavoro, famiglia.).
Inoltre, la fragilità della realtà odierna ha come bersaglio prediletto gli ADOLESCENTI.
Questi ultimi, spesso, scelgono di rifugiarsi nel mondo virtuale. Tuttavia, non sempre, riescono a mantenere fede al confine tra rete e vita reale.

Adolescenza: il potere in Internet.

L’adolescente del 2018 è ritratto costantemente con lo smartphone in mano! A scuola, a casa, mentre mangia, studia e anche quando è in compagnia degli amici.
Ovunque si vedono immagini di schiere di ragazzini piegati sul cellulare, intenti a digitare instancabilmente.
Ma cosa porta un 13enne a immergersi nella rete anche quando è circondato dai coetanei?
Nella nostra era, caratterizzata da una forte diffusione delle tecnologie, Internet rappresenta, senza dubbio, la più grande fonte di attrazione.
Gli adolescenti di oggi, poi, sono nati e cresciuti nell’epoca digitale. Secondo Prensky si possono inserire tra i cosiddetti nativi digitali (2001).
Internet, però, ha un potere duplice. Da un lato apporta innovazioni continue e progressi straordinari; dall’altro può rappresentare un tunnel senza via d’uscita.
Per un adolescente che ha appena cominciato a plasmare la propria personalità, è semplice cadere vittima di tale dipendenza. E i social networks ne sono l’esempio lampante.

Il mondo in tasca

Social networks: conoscersi con un click

Etimologicamente, il significato di social network è rete sociale. Con ciò, si intende un gruppo di persone connesse tra loro a livello umano e virtuale².

La parola d’ordine è, quindi, conoscenza.

Attraverso i social è possibile comunicare con una persona che, fisicamente, è dall’altra parte del mondo. Si possono apprendere notizie condivise da altri, postare foto o scrivere i pensieri della giornata.
La condizione che accomuna queste azioni è la mancanza di un contatto tangibile con l’altro.
Per un adolescente ancora insicuro di sé dimenticarsi dell’aspetto fisico o della timidezza può essere fonte di liberazione.
Aprirsi senza inibizioni, non sentire l’oppressione del giudizio altrui è ciò che spinge i ragazzi ad aggrapparsi al mondo dei social.
Lo schermo è, metaforicamente, uno scudo che difende da pregiudizi e pettegolezzi.
I social contribuiscono a colmare, inoltre, quelle carenze affettive e di autostima tipiche dell’adolescenza.
Bisogna, però, anche stare attenti al cyberspazio.
I pericoli del web.
Come accennato precedentemente, l’uso spropositato della rete comporta rischi di diverso genere.
I maggiori sono:

  • Moltiplicazione delle identità³ (Erikson-1995)
  • Analfabetismo emotivo¹ª(Goleman-1995)
  • Disinteresse emotivo

Il primo concetto fa riferimento al processo di costruzione della propria identità. L’abuso di Internet va ad inibire questo meccanismo. La possibilità di modificarsi a proprio piacimento rischia di intrappolare l’adolescente nel mondo virtuale. Sarà, quindi, sempre più forte l’angoscia che egli proverà nell’uscire di casa senza il mantello dei social.
La seconda e la terza espressione, invece, alludono a deficit emotivi che nascono con la dipendenza.
Con l’analfabetismo emotivo, non si è più padroni delle proprie emozioni o della ragione per cui se ne prova una rispetto ad un’altra.
Nel caso del disinteresse emotivo, addirittura, l’utilizzo eccessivo dei social ha disabituato al confronto diretto. Non si riesce più a cogliere lo stato d’animo di chi ci è davanti in carne ed ossa.

Prevenzione e terapia!

Prevenire: come muoversi in tempo.

La prevenzione inizia con l’osservazione. Mettere in atto azioni finalizzate a impedire o ridurre rischi di dipendenza è il passo immediatamente successivo.
È fondamentale restare consapevoli dei propri comportamenti quando ci si mette di fronte al pc.
Gli adolescenti (nativi digitali) sono una delle categorie più esposte al pericolo della dipendenza.
Per i giovani, il campanello d’allarme più diffuso è l’insorgenza di stati d’ansia e agitazione dovuti ad astinenza dalla rete. L’impassibilità verso la vita sociale, fatta di sport e uscite con gli amici, si aggiunge allo spettro dei sintomi.
I genitori possono intervenire, magari accompagnando fisicamente i figli nel viaggio virtuale, smorzando così quel rapporto esclusivo tra adolescente e computer.
È utile, quindi, elaborare una sorta di piano per monitorare l’uso smisurato di internet e tenerlo sotto controllo.
Si possono, infine, scegliere attività ricreative o ludiche come fonte di svago alternativo, che prediligono la socializzazione e il contatto umano.

Terapia: non è mai troppo tardi!

La terapia consiste in un intervento mirato, supportato da specialisti e strutture adeguate, quando l’azione dei genitori non è sufficiente.
Il percorso di guarigione è soggettivo, varia in base al caso specifico. Può, perciò, prevedere programmi individuali o di gruppo.
I cinque tipi di dipendenza da rete riconosciuti richiedono tempi di trattamento piuttosto lunghi.
Non è semplice, infatti, andare a sradicare comportamenti ormai acquisiti poiché questi ultimi si ripercuotono nella vita quotidiana.
Sotto tali gesti si celano precisi stati emotivi che ne sono, in realtà, la causa scatenante.
Per gli adolescenti, internet rappresenta un rifugio, ma il passo che lo trasforma in trappola è breve.
Fornisce loro l’immagine di una realtà utopica e illusoria, priva di preoccupazioni legate alla scuola o all’età. Qui tutte le paure svaniscono.
I genitori devono ricordarsi di non lasciare mai soli i figli, soprattutto durante la terapia.
Sostegno, fiducia e comunicazione sono la spinta motivazionale più forte.

¹  Nuove forme di psicopatologie, T. Cantelmi, Editoriale, 2007
²  www.semstudio.it
³  E.H. Erikson, Infanzia e società, Armando Editore, Roma, 1995.
¹ª D. Goleman, L’intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano, 1995.

A cura di
Rebecca Marciano